Critica al tempo perduto
Descrizione del post del blog.
7/22/2025


Il tempo imposto e la strada sbagliata: critica del tempo perduto
“Sono in ritardo.” “Ormai è tardi.” “Avrei dovuto farlo prima.” Quante vite ci costruiamo, e distruggiamo, a partire da queste frasi? La sensazione di essere in ritardo rispetto alla vita è una delle esperienze più corrosive nella psicologia clinica contemporanea. Non si tratta semplicemente di rimpianto, ma di un’interiorizzazione profonda di tempi socialmente imposti, spesso vissuti come obblighi interiori. Laurearsi “in tempo”, avere figli “entro una certa età”, trovare il “lavoro giusto” entro una certa fase del ciclo di vita: ogni deviazione da questo canone viene percepita come fallimento o come “tempo sprecato”.
Il tempo è relativo tanto da creare nella società moderna tempi sociali e tempi soggettivi. Nel suo lavoro sulla temporalità soggettiva, Julia Kristeva (1989) distingue tra tempo cronologico (sociale, lineare, produttivo) e tempo vissuto (intimo, discontinuità, memoria, elaborazione). Quando il primo soffoca il secondo, il tempo diventa uno strumento di colpa.
La sensazione di “aver sbagliato strada” o “essere in ritardo” può essere letta come una forma di pensiero ossessivo (Salkovskis, 1985), legata a uno stile cognitivo perfezionista, dicotomico e retrospettivamente iper-valutativo. Il focus si sposta da ciò che è possibile costruire nel presente a ciò che avrebbe potuto essere, generando ruminazione, vergogna e paralisi decisionale.
L’idea di una “strada giusta” da seguire è spesso una costruzione sociale interiorizzata, che attinge a miti culturali di linearità, coerenza e successo. Ma l’identità personale si struttura piuttosto attraverso fratture, cambi di rotta e risignificazioni. Lo sviluppo psicosociale è fatto di crisi e ristrutturazioni, non di traiettorie fisse.
Le persone tendano a costruire la propria identità attraverso narrazioni coerenti solo a posteriori. L’ossessione per la coerenza retroattiva cancella il potere trasformativo dell’esperienza discontinua e dell’errore.
Molte delle persone che si rivolgono a me dicono frasi come: “Avessi cominciato prima”, “Ho buttato via gli anni più importanti”. Queste espressioni non sono solo esiti di un confronto sociale, ma contengono un lutto reale: il lutto per ciò che non si è stati, non si è fatto, non si è potuto vivere.
Il modello di Janet e poi Van der Hart e Nijenhuis (2006) sul trauma suggerisce che eventi irrisolti nel tempo possono cristallizzarsi in “parti della personalità” che rimangono bloccate in un tempo psichico passato. In questa prospettiva, il rimuginare su strade mancate può essere una forma di riattivazione traumatica: una parte della persona resta ancorata a un bivio mai elaborato.
L’alternativa non è “pensare positivo” o negare il dolore. È rinunciare alla tirannia dell’ideale lineare e accettare che il senso di una vita non stia nel tempismo, ma nella capacità di risignificare.
La vita autentica passa attraverso il confronto con la finitezza. L’urgenza di “non perdere tempo” può essere un richiamo genuino, ma può anche diventare un’arma contro di sé se legata all’ansia di conformarsi.
Nel lavoro clinico, emerge spesso un passaggio fondamentale: smettere di chiedersi se si è in ritardo, e iniziare a chiedersi dove si vuole andare adesso. Il tempo perduto, se riconosciuto e attraversato, può trasformarsi in tempo ritrovato, non perché venga cancellato, ma perché smette di condannarci e inizia a trasformarci.
Scopri, comprendi, cambia, fiorisci.
Erikson, E.H. (1959). Identity and the Life Cycle. Norton.
Kristeva, J. (1989). Black Sun: Depression and Melancholia. Columbia University Press.
McAdams, D. P. (2008). The Life Story Interview. Northwestern University.
Salkovskis, P. M. (1985). Obsessional-compulsive problems: A cognitive-behavioural analysis. Behaviour Research and Therapy, 23(5), 571-583.
Van der Hart, O., Nijenhuis, E. R. S., & Steele, K. (2006). The Haunted Self: Structural Dissociation and the Treatment of Chronic Traumatization. Norton.
Yalom, I. D. (1980). Existential Psychotherapy. Basic Books.